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- La mattina del 7 novembre
1940 il Tacoma Narrows Bridge crollo' "abbattuto" dal vento sostenuto che
soffiava attraverso Puget Sound ad una cinquantina di chilometri a sud di
Seattle negli Stati Uniti. Era aperto da soli quattro mesi, il disastro fu
documentato da fotografie e video di grande impatto drammatico riprese da
Burt Farquharson un docente di ingegneria civile che studiava i movimenti
del ponte. All'inaugurazione il ponte ondulava gia' tanto ma senza
conseguenze fatali si riteneva che gli amanti del brivido lo cercassero per
provare l'esperienza di una attraversata da ottovolante! Altri deviavano di diversi
chilometri dal percorso prestabilito per evitare il "galloping gertie"
ovvero il "dinosauro a galoppo". In seguito si era cercato di ovviare con
smorzatori che contrastassero lo sviluppo delle oscillazioni ma
evidentemente con scarsi risultati. All'epoca nessuno si preoccupo' di
studiare in modo approfondito le interazioni delle forze aerodinamiche sul
ponte, tanto disastrose in passato per ponti sospesi flessibili assai piu'
leggeri e corti, semplicemente si riteneva che tali azioni non avrebbero
intaccato una struttura di dimensioni imponenti come il Tacoma Narrows
Bridge il terzo ponte sospeso piu' lungo al mondo a quei tempi. L'unico a
dissentire con il progetto fu Theodore Condron un ingegnere civile che
raccomando' di rinforzare la struttura rimase inascoltato... dopo il crollo
la Federal Works Agency stabili' una commissione d'indagine con tecnici
quali Othmar Ammann e Theodore Von Karman che scagiono' il progettista,
osservando che, se le pecche del ponte erano ovvie a uno sguardo
retrospettivo, il progetto rispondeva a ogni criterio accettabile nella
pratica. L'industria ingegneristica in genere, si macchio' nel suo operato
di totale ignoranza e presunzione.
- A distruggere il ponte
furono le oscillazioni torsionali amplificate ma non dalla risonanza come
erroneamente riportato su diversi testi e universalmente accettato, nella
realta' si instauro' una oscillazione aeroelastica autoeccitata ovvero si
verifico' una instabilita' aeroelastica. Infatti la risonanza e' un fenomeno
fisico che si manifesta quando la frequenza della forza eccitante e' uguale
alla frequenza naturale del sistema meccanico oscillante, in altri termini
il fenomeno della risonanza e' tale per cui una forza periodica anche debole
(detta forzante) puo' produrre sollecitazioni e vibrazioni notevolissime su
un corpo che oscilli con la medesima frequenza della forzante, allo stesso
modo in cui imprimendo al momento opportuno una piccola spinta ad
un'altalena riusciamo ad aumentarne di molto l'ampiezza delle oscillazioni,
tuttavia il crollo del ponte avvenne alcune ore dopo che il processo
vibrazionale si era instaurato indotto da un vento praticamente costante
dell'ordine di 50 - 60 Km/h e in assenza di raffiche forti ed improvvise,
dunque viene a mancare la periodicita' della forza eccitante ovvero viene
meno una condizione necessaria per l'instaurarsi della risonanza, daltronte
e' ivverosimile immaginare le raffiche di vento come una forza perfettamente
periodica nel tempo e per lo piu' con una frequenza esattamente uguale alla
frequenza propria del ponte! Nel caso in oggetto il vento puo' essere
modellato matematicamente come un fluido avente velocita' media costante e
con piccole fluttuazioni nel tempo. A causare il crollo del ponte come
dimostrano studi recenti fu l'instabilita' aeroelastica dovuta al fenomeno
del "flutter" o alternativamente il crollo puo' essere interpretato anche
con la teoria di Theodore Von Karman ovvero
mediante il distacco dei vortici detti appunto di Von Karman "vortex
shedding", fenomenologie note nell'ingegneria aerospaziale e aeronautica.
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- I fenomeni aerodinamici
e aeroelastici
- Prima di illustrare il
fenomeno del flutter e' necessario distinguere i fenomeni di interazione
vento/struttura in fenomeni aerodinamici e fenomeni aeroelastici con
riferimento alle proprieta' delle forze che risultano agire sulla struttura
investita dal vento. Nei fenomeni aerodinamici la risposta della struttura
(moto della struttura) pur avendo un ruolo non trascurabile nelle equazioni
del moto non altera sostanzialmente la corrente sollecitante (flusso
dell'aria) al contrario dei fenomeni aeroelastici in cui il flusso dell'aria
risulta completamente modificato dal moto della struttura.
Corrispondentemente si parla di oscillazioni "forzate" come risposta alle
forze aerodinamiche e di oscillazioni "autoeccitate" in presenza di fenomeni
aeroelastici. Le manifestazioni aerodinamiche e aeroelastiche sono
usualmente chiamate: buffeting (scuotimento), vortex
shedding (distacco dei vortici di Von Karman), flutter (sventolio),
galloping (galoppo), torsional divergence (divergenza torsionale). Spesso e'
estremamente arduo se non impossibile individuare il limite di separazione
tra i due fenomeni aerodinamici e aeroelastici perche' si influenzano a
vicenda, il crollo del ponte di Tacoma Narrows ne e' un esempio clamoroso,
pertanto la classificazione sopra riportata non e' rigorosa.
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Il fenomeno del flutter e' una
vibrazione aeroelastica autoeccitata che si instaura in una struttura in
moto relativo rispetto a un fluido o viceversa, quando si verificano
particolari condizioni. Il flutter puo' sempre verificarsi negli aeroplani
come nei ponti sospesi, e' legato alle variazioni delle forze aerodinamiche
conseguenti al diverso orientamento che le parti della struttura, a causa
delle loro stesse oscillazioni, assumono rispetto alla direzione del vento
relativo. Il flutter configura una risposta oscillatoria, che presenta
ampiezza, velocita' e accelerazione crescenti nel tempo, con un conseguente
aumento dell'energia cinetica, tale energia e' fornita dalle forze esterne,
se queste sono conservative il loro lavoro viene tuttavia compiuto a spese
di un potenziale ed e' limitato e pertanto l'instabilita' non si verifica.
Il flutter puo' quindi essere indotto solo da forze non conservative (vento,
fluido). In altri termini una volta innescatasi una vibrazione autoeccitata,
l'energia cinetica della corrente/flusso d'aria che viene ad alimentarla e'
in cosi' larga misura superiore all'energia che puo' essere assorbita dalla
struttura da determinarne la distruzione anche in brevissimo tempo nel caso
di aerei e in tempi relativamente piu' lunghi nei ponti sospesi. Il fenomeno
vibratorio che ne risulta e' caratterizzato da una precisa frequenza, puo'
essere di tipo stabile (cioč che tende a smorzarsi), o di tipo instabile (cioe'
con ampiezze che tendono ad amplificarsi si parla di: instabilita'
aeroelastica, instabilita' non Euleriana, le oscillazioni autoeccitate
divergono => divergenza delle sollecitazioni => collasso strutturale). La
stabilita' o meno dell'oscillazione e' normalmente funzione della velocita'
relativa fluido/struttura ed e' quindi possibile definire, dei valori
critici della velocita', raggiunti i quali il flutter assume estrema
pericolosita'. E' da tener presente che l'instabilita' puo' verificarsi
anche per una velocita' critica relativamente bassa se la sezione della
struttura e' tale da favorire questo tipo di fenomenologia per esempio anche
tramite la formazione e il distacco dei vortici di Von Karman che
amplificano le oscillazioni torsionali. L'instabilita' aeroelastica
determino' il crollo del ponte Tacoma Narrows: il vento di velocita'
ragguardevole, i cui effetti statici erano tuttavia ampiamente previsti e
tollerabili, ha soffiato per alcune ore, inducendo nella campata centrale
oscillazioni torsionali di ampiezza inesorabilmente crescente. La rotazione
torsionale dell'impalcato ha raggiunto angoli superiori ai 30 gradi
sessagesimali rispetto all'orizzontale, causando a un certo punto la rottura
dei cavi di sostegno e il collasso della struttura. E' possibile prevenire
l'instabilita' aeroelastica mediante: una elevata rigidezza strutturale
specie a torsione, posizionando opportunamente l'asse elastico e quello
baricentrico nelle varie sezioni della struttura, un rigoroso bilanciamento
delle superfici, oltre che con prove sperimentali sulle strutture e con
complessi calcoli matematici (simulazioni numeriche).
- Le conclusioni
- Nel drammatico crollo non
ci furono per fortuna danni a persone o feriti, l'unica vittima fu il cane
Tubby bloccato nell'auto destinata a precipitare nel fiume. Per i successivi
venticinque anni non si costruirono piu' ponti sospesi. L'effetto che tale
crollo ebbe nel mondo accademico e professionale fu enorme, grazie al fatto
che l'intero evento fu filmato fin dal suo inizio, l'interpretazione delle
cause innescanti il crollo si e' arricchita negli anni grazie agli
innumerevoli studi svolti. Oggi i fenomeni aerodinamici e aeroelastici sono
ben documentati e studiati e nell'ambito dell'ingegneria civile sono attivi
corsi universitari quali: dinamica delle strutture, ingegneria del vento,
aeroelasticita' delle strutture, aerodinamica applicata, discipline che si
occupano in modo approfondito dell'interazione vento/struttura. Mediante lo
studio di modelli matematici complessi e successive simulazioni nella
galleria del vento e' possibile prevedere con sufficiente approssimazione il
comportamento reale della struttura in condizioni estreme. Grazie a questi
studi e' stato possibile costruire in sicurezza il ponte sospeso attualmente
piu' lungo al mondo con una campata centrale di circa 1990 metri ovvero il
ponte Akashi Kaikyo in Giappone completato nel 1998. Nel 2004 e' previsto
l'inizio della costruzione del ponte sullo stretto di Messina con una
campata centrale di circa 3300 metri sara' il ponte sospeso piu' lungo al
mondo di dimensioni spaventose al limite delle possibilita' ingegneristiche
attuali, questo progetto per la sua complessita' ha coinvolto centinaia di
ingegneri civili.
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Theodore Von Kármán
(1881-1963)
ingegnere teorico americano, dedico' la propria
vita allo studio dei problemi fluidodinamici dando dei contributi
fondamentali. In particolare studio' le scie vorticose che interessano
un corpo investito da un fluido che presero poi il nome dello stesso
ingegnere (vortici di Von Karman), egli apri' un nuovo capitolo della
fluidodinamica ponendo le basi per una corretta interpretazione dei
fenomeni aerodinamici e aeroelastici
"Lo scienziato descrive
cio' che esiste; l’ingegnere crea cio' che non era mai stato.
Theodore Von Kármán" |
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